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mercoledì 3 giugno 2015

L'apprendimento è una conversazione. Le nuove frontiere dell' E-Learning 2.0

Blog, podcast, wiki..... MOOCS (Massive Open Online Courses), in una espressione, la massimizzazione della potenza del web 2.0 (e c'è già chi azzarda 3.0) applicata ai processi di apprendimento pare stia rivoluzionando sempre di più il nostro modo di apprendere al di fuori delle classiche aule e dei contesti tradizionali: siamo arrivati senza neanche troppo accorgercene verso l'e-learning 2.0.

Questo nuovo modello, ben descitto da Stephen Downes ( componente del National Research Council of Canada) in un articolo sulla rivista scientifica eLearn, si sta affermando sempre di più in tutti i contesti didattici più aperti all'innovazione e pare che la tendenza sia, a partire da un sostanziale affiancamento, nella direzione di una sostituzione di questo modello con quello dell'apprendimento tradizionale e dell' e-learning 1.0 basato principalmente su piattaforme di apprendimento a distanza FAD e semplice fruizione online di contenuti progettati per essere off-line.

Gli stessi studenti che curano il blog che state visitando in questo momento, hanno potuto fruire delle possibilità offerte da questo modello, come ad esempio la flipped-classroom, un modello di apprendimento ad alta innovazione che si basa sull'inversione del processo di apprendimento dall'aula verso il singolo, concentrando gli sforzi sul singolo e sulla validazione collettiva di quanto appreso singolarmente in successivi momenti d'aula.

Queste nuove metodologie, in pieno spirito "Cluetrain Manifesto" (Un manifesto di pensiero che ipotizza che i mercati, ma più in generale le relazioni umane, siano conversazioni) partono dall'assunto che l'apprendimento trae giovamento dal costante confronto orizzantale tra i componenti di un medesimo processo di apprendimento.

I fruitori-autori di queste metodologie apprezzano il costante apporto che gli altri componenti del gruppo possono portare al processo di apprendimento collettivo.
Spazio e tempo perdono importanza. Non importa dove si sia, grazie al costante accesso anche mobile, l'apprendimento avviene ovunque e spesso attraversando anche al rigida organizzazione della giornata che abbiamo sin'oggi imposto a noi stessi: ogni momento è buono per costruire una ulteriore parte della propria conoscenza.

Il sapere viene così messo in un continuo ciclo che si autoalimenta dei contributi di tutti.
Questo modello, che spesso risulta essere l'unica possibilità per chi, fuori dai circuiti tradizionali della formazione, riesce a trovare il luogo-tempo idoneo per formarsi, sembra assurgere a modello che trova la sua massima espressione nelle moderne generazioni, sempre più capaci di "dialogare" con i nuovi contenuti e che si trovano a proprio agio con questa nuova modalità, molto simile per certi versi, alla propria innata modalità appunto di comunicare.

Sicuramente in quanto modello nuovo, esso porrà nuove sfide che meritano tutta la nostra attenzione, ma come ha già ben dimostrato ad esempio Wikipedia (la nota wiki-enciclopedia frutto di collaborazione multiutente) la conoscenza appartiene all'umanità, e questa umanità ha sempre più sete di sapere, ed adesso c'è modo di dissetare tutti con maggiore facilità ed efficienza.


Fonti: (1) (2)

lunedì 1 giugno 2015

E-learning su Periscope?!


Mia cugina ha 30 anni e lavora come informatore scientifico del farmaco per la Merck Sharp & Dohme (MSD), una multinazionale farmaceutica che non ha certamente bisogno di presentazioni. Negli anni il rapporto tra i dipendenti e il loro lavoro si è notevolmente spostato dalle sedi fisiche alle postazioni domestiche, o meglio informatiche. E' iniziato tutto con i Thinkpad, notoriamente considerati come dei portatili per il business, dai sistemi operativi abbondatemente chiusi per ottenere un l'efficienza massima dell'ambiente lavorativo, fino ad arrivare agli I-pad. Grazie all'ausilio di questi device portatili, di semplice utilizzo e soprattutto always online, è possibile gestire, organizzare il lavoro e condividerlo con il proprio team nell'immediato. Il concetto di e-learning è presente negli asset delle grandi aziende da almeno 10 anni. Mia cugina tramite l'apprendimento digitale, ad esempio, consegue gli aggiornamenti scientifici, obbligatori per tutti gli informatori scientifici. Gli aggiornamenti scientifici riguardano le caratteristiche dei prodotti, i loro traguardi in campo scientifico, gli ultimi studi d'avanguardia, l'apprendimento di nuove piattaforme aziendali. Tutto rigorosamente su Mylearning, un progetto di e-learning a cui tutti gli informatori devono sottoporsi e che consiste in 6 corsi annuali e 3 quiz di apprendimento. ViroVip invece è un portale di approfondimento scientifico per medici che, a seguito del superamento di un corso FAD (Formazione a distanza), rilascia 5 crediti ECM (Educazione continua in Medicina).
Mylearning
ViroVip
Viaggi all'estero con un preavviso minimo, summit, congressi pomposi, riunioni noiose, sono solo un brutto ricordo. La digitalizzazione dell'apprendimento ha reso quelle farraginose conferenze in relazioni formali mediate da una semplice connessione, comodamente sul divano di casa, su piattaforme come Cisco Jabber. Cavalcando l'onda del progresso, la MSD ha ora intenzione di rendere il suo e-learning ancora più interattivo, portando tutti gli aggiornamenti su Periscope. Per chi non lo sapesse quest'ultima è un'applicazione di Twitter che permette di trasmettere una live potenzialmente fruibile da chiunque. Seppur sia ancora in via sperimentale, questo passaggio sta dando i suoi frutti. Una volta collegati su MSD Salute, due ore di corso sugli effetti del Peglntron danno l'impressione d'essere più fluide, l'apprendimento è reattivo, ci si sente maggiormente a proprio agio e la distanza dall'interlocutore agevola anche gli interventi costruttivi. Ovviamente non è sempre stato così. Agli esordi le connessioni erano scadenti, le apparecchiature mediocri, e in generale la disponibilità a cambiare metodo di aggiornamento in modo così radicale non convinceva tutti i dipendenti. La perplessità risiedeva principalmente nella difficoltà di restare concentrati durante il corso, di non distrarsi (vedi Quando un Mooc ti salva l'esame) e rendere vane quelle ore di ovvia importanza. Con il passare degli anni però, la tecnologia ha fatto passi da gigante permettendo delle live di buona qualità e soprattutto ha reso l'interazione da uno a molti a peer-to-peer. Non si è più costretti ad ascoltare passivamente lo scienziato esporre gli ultimi prodotti. La stabilità di queste piattaforme permette di affrontare vere e proprie discussioni che non solo tengono alta la concentrazione, ma esulano anche da quei fenomeni di timidezza che generalmente contraddistinguono questo tipo di corsi. Adesso mia cugina è portata a interagire ed esprimere le sue perplessità senza timore alcuno, anzi, le capita anche di arrabbiarsi!

TED: ideas worth spreading

Technology, Entertainment e Design. Questo l’acronimo di TED, il sito no profit che raccoglie delle brevi conferenze (con una durata media di 15 minuti) dagli argomenti più vari e spesso più inusuali come questo o questo.
Le video conferenze, tenute da persone di spicco nel proprio campo, sono tutte in lingua inglese, ma sono disponibili sottotitoli scritti e tradotti da volontari di tutto il mondo.
Ed è proprio grazie ai sottotitoli che ho scoperto TED.
Amara, il servizio online che permette di tradurre e creare sottotitoli per molte piattaforme, tra cui appunto TED, era ed è assai conosciuto nel mondo dei traduttori che ho il piacere e la fortuna di frequentare. È un servizio elogiato da tutti perché mette i suoi utenti/traduttori in una posizione davvero invidiabile: non dover sincronizzare da soli i sottotitoli. Il programma, infatti, fa tutto da sé e proprio per questa ragione ero curiosa di saggiare la sua efficacia.
Il pilastro fondante di una piattaforma come Amara è l’accessibilità: rendere disponibili a tutti, indipendentemente dalla lingua e dal paese d’origine, la conoscenza disponibile online.

                                 


E quale modo migliore di diffondere e supportare la conoscenza, se non affiliarsi a TED?
Tornando alla mia storia, una volta iscritta ad Amara, non restava altro che scegliere che cosa guardare e tradurre e un istinto non ben precisato mi ha guidato verso quella scritta rossa in maiuscolo accompagnata dalla breve descrizione “TED believes in the power of ideas to change attitudes, lives and ultimately the world.”
Era fatta. Avevo trovato qualcosa di stimolante da guardare e da cui apprendere. Da lì è stato un susseguirsi di video su video, alcuni dei quali mi hanno aperto la mente, dato particolari spunti di riflessione, o fatto conoscere nozioni e curiosità di cui altrimenti non avrei saputo nulla. Nei ritagli di tempo ormai mi ritrovavo a guardare video su TED e oggi, anche se l’entusiasmo dei primi tempi è andato calando, continuo a preferire una video conferenza ad un video di intrattenimento puro su YouTube.
Pur non potendo essere etichettato come e-learning, il servizio offerto da TED diffonde conoscenze uniche e spesso fa da caposcuola su nuove tecnologie e servizi innovativi. Nel sito sono disponibili tantissime playlist di quelle che in inglese sono conosciute con il termine di “talks”: da quelle che riguardano il funzionamento del nostro cervello, a quelle per le persone che al liceo odiavano la matematica, fino a quelle sulle prospettive future.
A mio parere, proprio queste ultime sono le più interessanti perché mostrano un mondo futuro a metà tra ciò che oggi ci appare solo un sogno lontano e quello che invece crediamo si potrà realizzare grazie alle basi che noi stessi, con le nostre mani, stiamo gettando.

TED non sarà certo una piattaforma paragonabile a Canvas, EMMA o ai MOOC offerti dalle più prestigiose università, ma è sicuramente un modo originale e stimolante per aprire la mente e apprendere navigando online.

Fonti: www.ted.com
www.amara.org

App VS University : Caso Duolinguo








Duolingo è un metodo di apprendimento di linguaggio ed una piattaforma crowdsourced di traduzione testo. Il programma è progettato in modo tale che gli utenti imparino attraverso le lezioni, e contemporaneamente aiutino a tradurre siti web ed altri documenti.

Fin quando quest’ app si è solo occupata di insegnare l’inglese in maniera graduata all’utente , non è stata altro che apprezzata , ma la situazione si è completamente capovolta quando Duolingo lancia il 23 Luglio 2014 il suo Test Center, un modo pratico e veloce per poter ottenere una certificazione di lingua inglese tramite Web browser .

Il suo fondatore Luis von Ahn, annuncia che il Test Center mette a disposizione un set di esercizi monitorati dallo staff di Duolingo tramite alcuni strumenti: condivisione dello schermo, microfono e webcam.


Gli utenti non hanno per niente gradito questo nuovo metodo di certificazione ed infatti il web in pochi minuti dalla pubblicazione del documento Test Center , si è affollato di polemiche soprattutto provenienti dalle Università degli USA e Regno Unito , intimoriti dalla perdita di introiti ottenuti dalle loro lezioni e rilasci di certificazioni di lingua.  


Perché c’è stato questo cambio di rotta da parte degli utenti ?

Perchè Duolingo non ha chiarito nei particolari quale possa essere la valenza dei suoi test 'certificati'n da loro riconosciuti?

Oppure perché in maniera completamente gratuita offre le stesse funzionalità del noto TOEFL (Test of English as a Foreign Language), l'esame d'inglese standard alla quale bisogna sottoporsi per poter accedere a numerosissime università, sia in USA sia nel Regno Unito, che prevede un pagamento più la presenza fisica ?


Inoltre dobbiamo aggiungere che sempre dal suo fondatore è stato dichiarato che  l'obiettivo è di rendere il test utile per l'integrazione con altre piattaforme in rete, collegabile ad esempio al nostro profilo LinkedIn tramite il portale oDesk , in modo da dare un valore aggiuntivo alle nostre esperienze lavorative non solo affermando che si ha una particolare competenza linguistica , ma riportando il proprio risultato ottenuto.


Ma credete che realmente un app al costo di soli 20$(eccezionalmente gratuito in questa fase iniziale) possa sostituire un test di fama mondiale di 225$ ad esame più costo di libri e spostamenti ?



Personalmente non ritengo , almeno per il momento, il test di duolinguo una minaccia per una serie di ragioni, come:

  • il controllo con webcam non garantisce la completa garanzia di assenza di altri soggetti nella stanza
  • che nonostante Luis von Ahn, ha dichiarato di essere in contatto con alcune realtà come la University of Pittsburgh, la quale ha anche stilato un primo documento di affidabilità del 'prodotto' rispetto al TOEFL , risulta dagli utenti , sempre di prestigio minore .
  • dalle recensioni lette si nota che ci sono ancora problemi tecnici da ottimizzare , come : blocco improvviso  dicendo che il microfono o la telecamera non funzionano .
  • manca ancora l'accettazione di questo esame da parte delle istituzioni.

Quindi , almeno per ora , possiamo e dobbiamo ancora affidarci a metodi di certificazione , classici, riconosciuti e garantiti ma per il futuro , con un ottimizzazione del sistema , risoluzione dei problemi tecnici e riconoscimenti validi , possa essere considerato  un valido sostituto .

Sitografia




martedì 26 maggio 2015

Vook : l’evoluzione dell’ebook


L’e-book, naturale evoluzione digitale del libro tradizionale, sembra ormai già essere superato grazie alla nascita del Vook. Nato dalla fusione di due parole book (libro) e video, viene indicato per definire dei prodotti editoriali ibridi che associano contenuti multimediali e interattivi al tradizionale libro stampato. Il termine è stato coniato dall’imprenditore americano Bradley Inman, creatore dell’omonima azienda.

Ma quali sono le differenze tra un ebook e un vook?
Innanzitutto un Vook permette di mescolare testo e video creando una nuova esperienza di lettura. Inoltre è possibile restare costantemente in contatto con l’autore del libro e con i lettori in un unico luogo, senza dover passare tra diverse applicazioni e siti web. 
Vook supera i limiti dell'interazione, risultando superiore all'ebook, che permette invece la sola lettura del documento di testo su diversi device. Non a caso il motto dell'impresa è proprio "read and watch it". 

Il video sottostante spiegherà nel dettaglio il meccanismo della piattaforma Vook.


Tuttavia Vlog non ha solamente rinnovato la modalità di visione di un libro, ma ha anche modificato il modo in cui gli autori si approcciano agli editori. Difatti intende creare un nuovo tipo di editoria digitale che utilizza la tecnologia e i dati per permette agli autori di pubblicare più velocemente, più intelligentemente e mantenere il controllo creativo e finanziario del proprio lavoro. 

Tre sono i loro principi :
Pubblicazione veloce : creando un ebook distribuibile sui migliori market online come Amazon, Apple, Google, Kobo e Blio in 192 nazioni.
Mercato intelligente : creando un dataset di 4 milioni di titoli disponibili sulla piattaforma.
Commercio equo : mantenendo l’85% delle royalties nette. Senza costi aggiuntivi e tasse nascoste. Fornendo agli autori la proprietà e il controllo dei diritti sull’opera.

Pubblicare su Vook è molto semplice, basta inviare sul sito il proprio manoscritto e questi creeranno automaticamente i file .epub e .mobi per distribuire l’ebook a tutti i principali rivenditori. Inoltre creeranno sulla propria piattaforma di pubblicazione una pagina interamente dedicata all'autore e alla sua opera.
Cosa pensate di questa invenzione? Secondo voi quali potranno essere i prossimi sviluppi del libro?  

Fonti :  Vook

Da studente a Sommelier, dal proprio divano





Ognuno di noi ha delle passioni , chi ama la cucina , chi ama suonare , chi scoprire i misteri dello spazio e chi come me ama la cultura del vino. Da appassionata quale sono avevo sempre pensato di frequentare corsi di degustazione di vini ma dato i numerosi impegni quotidiani rimandavo ogni volta mi si presentava la situazione , fino a quando navigando sul web alla ricerca di un particolare vino che poteva abbinarsi alla cena da me preparata , mi ritrovai a guardare un link che pubblicizzava un corso online di “sommelier di 1 livello “ il prezzo era molto conveniente rispetto ai corsi offline che avevo visto tempi prima e cosi ,decisi di provare.

Prevedeva l’apprendimento della conoscenza del vino e del mondo che lo circonda, utile per avere una infarinatura generale della sommellerie. Metodologia del servizio, tipologia  di  vitigni  e  vini,  tematiche  dei  territori   a  vocazione  vitivinicola,  abbinamento  cibo-vino.  Da amatore ,ripeto,  il  corso  sembrava utile  al  fine  di  poter  gestire  le  proprie  scelte  inerenti .

Strutturato nel seguente modo :
4 moduli didattici , per una durata complessiva di 8 ore
test di apprendimento di 10 domande a risposta multipla alla fine di ogni modulo didattico ed un Attestato di partecipazione rilasciato a conclusione del corso online e al superamento dei test di apprendimento .Questo attestato permetteva l’accesso al seminario residenziale di esercitazioni pratiche organizzato da AMIRA.  A conclusione del seminario residenziale si otteneva l’attestato di 1° livello di Sommelier AMIRA

Il percorso formativo era fruibile 24 ore su 24, 7 giorni su 7 per tutto il periodo della sua pubblicazione online. Per completarlo bastava Studiare i contenuti dei moduli didattici, Superare i test di apprendimento alla fine di ogni modulo (validi se l’80% delle risposte sono corrette), Compilare il questionario di gradimento (obbligatorio a fine percorso), Segnalare argomenti di proprio interesse e contribuire allo sviluppo dei nuovi corsi (fine percorso), Scaricare e stampare l’attestato.


Come si avrà avuto modo di capire, l'insegnamento in linea è un processo di formazione continua che implica l'utilizzo delle tecnologie di rete per progettare, distribuire, scegliere, gestire e ampliare l'apprendimento. In quest'ottica gli elementi principali nella progettazione di contenuti erogabili via rete, i quali rendono la Formazione a distanza non più assimilabile ai monolitici corsi tradizionali da distribuire indistintamente a tutti gli studenti, sono tre:
  • ·        l'interattività, vale a dire la necessità di coinvolgere il discente, generalmente avvalendosi del learning by doing;
  • ·        la dinamicità, ovvero il bisogno da parte del discente di acquisire nuove competenze mirate just in time;
  • ·        la modularità, ossia la possibilità di organizzare i contenuti di un corso secondo gli obiettivi formativi e le necessità dell'utenza.



Per quanto riguarda ques’ultimo punto , dobbiamo precisare che learning object èl 'oggetto di apprendimento può esser definito come un qualsiasi oggetto che entra a far parte del processo di formazione e che può essere (ri) utilizzato in tempi e luoghi diversi.


Al termine di questo mio primo corso online mi sono sentita molto soddisfatta , sarà che sono pigra e preferisco quasi sempre il divano di casa ad un aula , ma è stata un’esperienza fantastica .

Gli impegni lavorativi ed universitari occupano il maggior numero di ore della mia giornata , togliendomi tempo alle passioni ed hobby , rendendomi schiava della quotidianità e dell’apatia , grazie a queste piattaforme che erogano corsi online come quella da me utilizzata http://www.emagister.it  la situazione è completamente cambiata , anche dopo un’intera giornata fuori casa trovo rilassante e piacevole dedicare quei minuti dopo cena , a corsi online di svariati argomenti .



A mio parere queste piattaforme hanno rivoluzionato non solo il modo di apprendere ma anche , come nel mio caso , le abitudini di vita che prima restavano limitate ad una routine quotidiana.



Sitografia
http://it.wikipedia.org/wiki/E-learning
http://www.emagister.it 

sabato 23 maggio 2015

La mia esperienza con Canvas


Quando, durante una lezione in aula all’università, mi è stato proposto di seguire un corso di sei settimane su Canvas sulle Digital Literacies ero a metà tra lo scetticismo e l’entusiasmo, due sensazioni così contrastanti ma che spesso mi ritrovo ad esperire nello stesso momento, quando la lecita diffidenza si sposa con la naturale curiosità verso qualcuno o qualcosa di nuovo.


Una volta iscritta al sito, ho iniziato ad esaminare la struttura e l’organizzazione di quello che sarebbe stato il mio primo corso interamente online e in inglese, descritto come a six-week online course designed for educators and other professionals...”. E difatti, l’età media dei fruitori è abbastanza elevata e le tematiche delle discussioni proposte settimanalmente vertono quasi esclusivamente su problemi di educazione e socializzazione dei giovani all’uso della rete e su come insegnare efficacemente il corretto uso dei suoi strumenti, primi tra tutti i motori di ricerca; tematiche dunque estremamente correlate alla professione di insegnante o a chi vuole semplicemente “stare al passo con i tempi”. Proprio queste discussioni proposte sono, a mio parere, l’espediente più interessante e meglio riuscito per coinvolgere l’utente di un corso online come questo: nonostante le mie iniziali ed inevitabili piccole difficoltà a partecipare all’interazione, dovendo scrivere commenti in una lingua straniera; gli spunti di riflessione, che di settimana in settimana sono passati da una conferenza TED a un articolo sul modo di far ricerca dei bambini, sono stati numerosi e anche leggere commenti di persone così distanti, e non solo da un punto di vista geografico, ma anche anagrafico ed ovviamente culturale, è stata un’esperienza molto performante. Mi sono ritrovata ad aspettare quasi con una certa bramosia la discussione cui avrei preso parte la settimana successiva e ad avere la tentazione di parteciparvi prima di aver compilato tutto il modulo previsto.

La struttura del corso, infatti, prevede sei moduli, corrispondenti ad un arco temporale di altrettante settimane. Il modulo è composto dalla già citata discussione iniziale, da una serie più o meno numerosa di video esplicativi di uno specifico argomento, alcuni dei quali realizzati esclusivamente ed appositamente per il corso, a cui fanno seguito dei brevi quiz utili a saggiare i propri progressi, e in alcuni casi anche degli assignment da realizzare su Power Point. Tutto ciò viene valutato tramite punteggi, cui sono accompagnati anche dei brevi giudizi stilati da uno dei due responsabili del corso. Ho particolarmente apprezzato questa forma di valutazione così personale: in un contesto così avanzato come quello di  un corso online, l’interazione con un professore, anche se esclusivamente digitale rimane una necessità e ricevere dei feedback, spesso gratificanti, sul proprio percorso è indubbiamente stimolante.

Un aspetto che sicuramente migliorerei è quello legato ai quiz, non esiste un limite di tempo e credo che paradossalmente proprio questa sia una grande limitazione. Personalmente, quando mi ritrovo online davanti al mio schermo, devo fare un enorme sforzo a convogliare tutto il mio focus e la mia attenzione su una sola pagina web che appare statica davanti a me e capita assai raramente che non abbia, al contrario, lo schermo invaso da finestre grandi e piccole, chat e programmi musicali in esecuzione. Un quiz a tempo sarebbe, in questo frangente, più accattivante e sicuramente costringerebbe me e tutti gli altri utenti a focalizzarci esclusivamente su quella pagina web per quei brevi minuti necessari a compilarlo. Certo, da un altro punto di vista, potrebbe portare a delle risposte affrettate e poco ragionate, ma con un giusto e ben studiato limite, penso possa davvero essere una buona soluzione e alimentare anche un senso di sfida e gioco nel fruitore.

Credo che in futuro mi cimenterò di nuovo in un corso online, magari su una piattaforma diversa da quella di Canvas, per poter sperimentare e mettere a confronto i diversi metodi e ricavarne meglio i loro punti di forza e debolezza per decretare quello che più si avvicina alle mie esigenze di fruizione e apprendimento.

Quando un Mooc ti salva l'esame


Ho appena lasciato alle spalle il 2011, sono iscritto ad Ingegneria Meccanica e come tutte tutte le matricole di quelle facoltà che praticano l'ingenium, mi sono ritrovato difronte a quel possente muro sulla cui sommità, a grandi caratteri, si erge la scritta "Analisi 1". Le 624 pagine di "Elementi di matematica 1" giacciono pigre sulla scrivania. Scorrono i giorni che mi separano dal suddetto esame e la mia convinzione si fa largo tra l'insicurezza più radicata, -non sono capace!- mi ripete ossessivamente una lontana voce.
Durante questi giorni cupi però un barlume di speranza fa capolino nella mia stanza che maleodora di aria viziata, la cosiddetta "puzza di chiuso", tipica compagna delle sessioni di studio. Il Mit ha messo a disposizione online e gratuitamente i suoi corsi, tra cui proprio Analisi 1 (clicca qui o ad esempio qui). Essendo la matematica un linguaggio universale che scavalca accenti e grammatiche, sono in grado, dopo un numero imprecisato di ore, ad annodare i miei appunti frenetici e arzigogolati con le spiegazioni del docente americano, sicuramente meno eccentrico della professoressa Trombetti.
Nel mio personalissimo caso, dunque, questa forma di apprendimento digitale ha avuto effetti positivi, ho vinto la mia battaglia contro gli integrali. Come in una trasmissione di dati, pacchetto per pacchetto, commutazione permettendo, ho ricostruito l'intero programma, dalla teoria degli insiemi alla successione di Taylor.

Negli anni questi corsi on-line hanno riscosso un sempre maggior successo, tanto da assumere un nome specifico, ossia Mooc (Massive Open Online Course), e ad essere implementati su molteplici piattaforme, per la maggiorparte accademiche (vedi ("MOOCs: Top 10 Sites for Free Education With Elite Universities"). Proprio recentemente lo stesso Mit ha realizzato un'indagine sulla resa dei Mooc, effettutato proprio su alcune classi di Meccanica, riuscendo a dimostrare che i frequentanti cibernetici ottengono risultati positivi, anche tra quelli con pochissima preparazione.
Non è però tutto oro ciò che luccica. Se nel mio caso il corso online era solo uno strumento parallelo a quello fisico, di puro supporto per il raggiungimento di un fine tangibile, per uno studente esclusivamente digitalizzato l'attenzione tende a sciamare dopo poche settimane, come esemplificato da uno studio dell'Università della Pennsylvania.

E' chiaro che l'efficacia dei Mooc è fin troppo relativa al grado di attenzione e di costanza che il fruitore riesce a riversare su tali contenuti. Possiamo dunque pensare che questi corsi siano solo una strategica facciata di queste elitarie università volte a rafforzarne il prestigio?
Non ne hanno bisogno, potremmo ribadire. Bhè, stando alle donazioni che negli anni stanno riscuotendo proprio grazie a questi corsi, sarebbe meglio riflettere prima di avventare una risposta certa. Considerando inoltre che il conseguimento di questi ultimi non restituisce alcun credito effettivo allo studente, ma solo un attestato di frequenza (se di presenza si può parlare!), possiamo davvero affermare che il futuro non vedrà più insegnamenti tra i banchi polverosi delle accademie?
La mia risposta è ovviamente tiepida, ricade nel mezzo. Le strutture di insegnamento diverranno senza dubbio sempre più legate a contributi digitali, slegati dalla materialità del tempo e dello spazio, ma le eccellenze verranno ancora per lungo tempo formate sui buoni e cari libri in cellulosa.


Fonti: La Stampa
Alessandro Grieco


martedì 19 maggio 2015

Serious Game : Imparare giocando


serious game sono giochi digitali che non hanno esclusivamente uno scopo di intrattenimento, ma contengono elementi educativi. Al centro dell'attenzione sta la volontà di creare un'esperienza formativa efficace e piacevole. I Serious Games ripropongono situazioni reali, diversamente difficilmente riproducibili, permettendo così all'utente di agire all'interno di un ambiente, molto simile a quello che si trova a vivere normalmente, o di uno scenario fittizio che serve da ‘palestra’ per l’apprendimento. 
Sono diversi i scenari offerti dai serious game : dalla simulazione di ambientazioni storiche o geografiche dentro le quali vivere (es : un abitante dell’antica Roma), dagli interventi chirurgici di emergenza fino ad arrivare a calamità naturali, ma anche situazioni legate alle necessità quotidiane di persone affette da varie tipologie di disabilità, come anche situazioni lavorative o rapporti interpersonali. Le sensazioni vissute dall'utente, gli permettono di affinare percezione, attenzione e memoria favorendo la comprensione del contesto e modifiche comportamentali attraverso il cosiddetto learning by doing.

Molti videogiochi, anche se non concepiti originariamente come serious game, possono trovare uso in ambito educativo. Un esempio è l'uso di giochi di successo come Civilization e Assassin's Creed per l'insegnamento della storia.

In Italia, dal 2004, a occuparsi di simulazioni e Serious Games è Imaginary, azienda di Milano che ha prodotto Serious Games e simulazioni interattive in vari ambiti tematici ed è riuscita a provare in modo diretto quali possano essere i vantaggi derivanti dall'utilizzo di questo genere di applicazioni.

Riporterò un di Serious Games creati dall'azienda.

 iSpectrum un progetto internazionale dedicato al miglioramento dell’inserimento lavorativo delle persone affette dalla sindrome dello spettro autistico. Partendo dal presupposto per cui la malattia diventa limite e ostacolo per poter beneficiare delle opportunità offerte dal mercato del lavoro, è stato realizzato un Serious Game che riuscisse a trasmettere alle persone autistiche quella conoscenza e quelle capacità necessarie per migliorare le cosiddette ‘competenze sociali’ e, di conseguenza, incrementare le loro prospettive nella ricerca di un lavoro. Il gioco ha ottenuto feedback positivi, ed è stato considerato come l’anello mancante tra un bisogno (quello di un lavoro e di un inserimento sociale) e un limite (la malattia e il pregiudizio altrui). Lo sviluppo di questo ambiente virtuale  offre alle persone autistiche, la possibilità di prepararsi a sostenere colloqui di lavoro e di acquisire quel know how necessario per affrontare eventuali situazioni critiche sul posto di lavoro. Durante le cinque fasi della simulazione il giocatore autistico deve, per esempio, rispondere a e-mail e telefonate, stampare dei documenti o prendere appuntamenti. Un suo collega, qui chiamato ’buddy’, poiché rappresenta il principio del peer-to-peer learning, lo assiste lungo tutta la giocata, così che il percorso di avvicinamento al mondo del lavoro venga compiuto nel modo più delicato possibile, senza comunque dimenticare le esigenze del settore professionale di riferimento.
Sul loro canale Youtube, sono disponibili le anteprime degli altri progetti creati in collaborazione con l'Unione europea.  


Anche il Dipartimento di Storia, Disegno e Restauro dell'architettura della università la Sapienza ha utilizzato i Serious Game per le ricostruzioni digitali di ambientazioni esistenti. Di seguito il video pubblicato da Repubblica TV.

I serious game sono stati definiti da alcuni analisti come la prossima ondata di apprendimento tecnologico-mediato. Mentre le aziende provvedono con stage e apprendistato a preparare i loro dipendenti, i serious game offrono la possibilità di sviluppare le stesse competenze in modo semplice e veloce. Bisognerà riflettere sull'apprendimento dei lavoratori del 21° secolo. Che vi si stia raggiungendo una forza lavoro sempre più iper-connessa? Riusciranno davvero i serious game a sconfiggere lo scetticismo e a divenire un mezzo utile di apprendimento anche in Italia? Molte aziende americane stanno già riscontrando grandi progressi con questo strumento. Possiamo dunque dichiarare il superamento dell'idea di videogioco in quanto divertimento per il tempo libero?. 

Fonti : brickswikipedia