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lunedì 1 giugno 2015

TED: ideas worth spreading

Technology, Entertainment e Design. Questo l’acronimo di TED, il sito no profit che raccoglie delle brevi conferenze (con una durata media di 15 minuti) dagli argomenti più vari e spesso più inusuali come questo o questo.
Le video conferenze, tenute da persone di spicco nel proprio campo, sono tutte in lingua inglese, ma sono disponibili sottotitoli scritti e tradotti da volontari di tutto il mondo.
Ed è proprio grazie ai sottotitoli che ho scoperto TED.
Amara, il servizio online che permette di tradurre e creare sottotitoli per molte piattaforme, tra cui appunto TED, era ed è assai conosciuto nel mondo dei traduttori che ho il piacere e la fortuna di frequentare. È un servizio elogiato da tutti perché mette i suoi utenti/traduttori in una posizione davvero invidiabile: non dover sincronizzare da soli i sottotitoli. Il programma, infatti, fa tutto da sé e proprio per questa ragione ero curiosa di saggiare la sua efficacia.
Il pilastro fondante di una piattaforma come Amara è l’accessibilità: rendere disponibili a tutti, indipendentemente dalla lingua e dal paese d’origine, la conoscenza disponibile online.

                                 


E quale modo migliore di diffondere e supportare la conoscenza, se non affiliarsi a TED?
Tornando alla mia storia, una volta iscritta ad Amara, non restava altro che scegliere che cosa guardare e tradurre e un istinto non ben precisato mi ha guidato verso quella scritta rossa in maiuscolo accompagnata dalla breve descrizione “TED believes in the power of ideas to change attitudes, lives and ultimately the world.”
Era fatta. Avevo trovato qualcosa di stimolante da guardare e da cui apprendere. Da lì è stato un susseguirsi di video su video, alcuni dei quali mi hanno aperto la mente, dato particolari spunti di riflessione, o fatto conoscere nozioni e curiosità di cui altrimenti non avrei saputo nulla. Nei ritagli di tempo ormai mi ritrovavo a guardare video su TED e oggi, anche se l’entusiasmo dei primi tempi è andato calando, continuo a preferire una video conferenza ad un video di intrattenimento puro su YouTube.
Pur non potendo essere etichettato come e-learning, il servizio offerto da TED diffonde conoscenze uniche e spesso fa da caposcuola su nuove tecnologie e servizi innovativi. Nel sito sono disponibili tantissime playlist di quelle che in inglese sono conosciute con il termine di “talks”: da quelle che riguardano il funzionamento del nostro cervello, a quelle per le persone che al liceo odiavano la matematica, fino a quelle sulle prospettive future.
A mio parere, proprio queste ultime sono le più interessanti perché mostrano un mondo futuro a metà tra ciò che oggi ci appare solo un sogno lontano e quello che invece crediamo si potrà realizzare grazie alle basi che noi stessi, con le nostre mani, stiamo gettando.

TED non sarà certo una piattaforma paragonabile a Canvas, EMMA o ai MOOC offerti dalle più prestigiose università, ma è sicuramente un modo originale e stimolante per aprire la mente e apprendere navigando online.

Fonti: www.ted.com
www.amara.org

Rivoluzione didattica: tecnologie in aula

Da quando era vietato l'uso in classe delle calcolatrici oggi l'uso delle tecnologie e delle sue applicazioni sono sempre più frequenti nel percorso scolastico degli studenti. Recenti studi e teorie hanno infatti affermato quanto esse siano positive e vadano considerati sia come attivatori che come facilitatori del pensiero umano, e di conseguenza un ottimo supporto all'apprendimento significativo nell'istruzione scolastica. Ma cos'è l'apprendimento significativo? L’apprendimento significativo è quel tipo di apprendimento che consente di dare un senso alle informazioni acquisite, permettendo l’integrazione di queste con quelle già preesistenti e il loro uso in contesti e situazioni differenti, sviluppando la capacità di problem solving, di pensiero critico, di metariflessione e di trasformazione di queste conoscenze in vere e proprie competenze.
Secondo la pedagogia contemporanea l'apprendimento significativo, basato su teorie costruttiviste, ha come obiettivo principale quello di rendere autonomo il soggetto nei propri percorsi conoscitivi . Esso è diametralmente opposto all'apprendimento meccanico che utilizza la memorizzazione per produrre conoscenza “inerte”. Chi utilizza gli strumenti digitali pensa in modo più profondo ai contenuti che sta apprendendo e  di conseguenza sviluppa una maggiore comprensione.
L'attualizzazione di questo tipo di insegnamento-apprendimento è quello di utilizzare allora le tecnologie durante le lezioni, anche se ciò può comportare costi elevati e difficoltà logistiche maggiori di “semplici” lezioni frontali in aula.  Il sistema educativo pubblico non ha ancora raggiunto ovunque questo  obbiettivo e la Scuola Digitale è ancora in via  di sperimentazione. I problemi principali non sono solo la mancanza di fondi  ma anche la scarsa diffusione di banda larga e wi fi.
L'Italia rientra nelle categoria delle nazioni che si stanno orientando a raggiungere gli obbiettivi proposti a livello europeo ma che ancora non ha terminato il processo di digitalizzazione scolastica al 100%.
 Dalle recenti ricerche effettuate dall' Ocse in Italia purtroppo il piano per digitalizzare le scuole è ancora molto lento e siamo molto distanti  dalla Gran Bretagna dove le classi possono contare già sul raggiungimento totale di strumenti didattici informatici e digitali per ogni studente.
Certo ci sono delle eccezioni, ovvero istituti che hanno provveduto a fornire tablet e lavagne elettroniche ma la proporzione è ancora molto bassa.



fonti: https://www.eda.admin.ch/eda/it/dfae/politica-estera/organizzazioni-internazionali/ocse.html
http://www.scuola-digitale.it/
http://lascuolachefunziona.pbworks.com/w/page/47754789/apprendimento%20significativo

sabato 23 maggio 2015

La mia esperienza con Canvas


Quando, durante una lezione in aula all’università, mi è stato proposto di seguire un corso di sei settimane su Canvas sulle Digital Literacies ero a metà tra lo scetticismo e l’entusiasmo, due sensazioni così contrastanti ma che spesso mi ritrovo ad esperire nello stesso momento, quando la lecita diffidenza si sposa con la naturale curiosità verso qualcuno o qualcosa di nuovo.


Una volta iscritta al sito, ho iniziato ad esaminare la struttura e l’organizzazione di quello che sarebbe stato il mio primo corso interamente online e in inglese, descritto come a six-week online course designed for educators and other professionals...”. E difatti, l’età media dei fruitori è abbastanza elevata e le tematiche delle discussioni proposte settimanalmente vertono quasi esclusivamente su problemi di educazione e socializzazione dei giovani all’uso della rete e su come insegnare efficacemente il corretto uso dei suoi strumenti, primi tra tutti i motori di ricerca; tematiche dunque estremamente correlate alla professione di insegnante o a chi vuole semplicemente “stare al passo con i tempi”. Proprio queste discussioni proposte sono, a mio parere, l’espediente più interessante e meglio riuscito per coinvolgere l’utente di un corso online come questo: nonostante le mie iniziali ed inevitabili piccole difficoltà a partecipare all’interazione, dovendo scrivere commenti in una lingua straniera; gli spunti di riflessione, che di settimana in settimana sono passati da una conferenza TED a un articolo sul modo di far ricerca dei bambini, sono stati numerosi e anche leggere commenti di persone così distanti, e non solo da un punto di vista geografico, ma anche anagrafico ed ovviamente culturale, è stata un’esperienza molto performante. Mi sono ritrovata ad aspettare quasi con una certa bramosia la discussione cui avrei preso parte la settimana successiva e ad avere la tentazione di parteciparvi prima di aver compilato tutto il modulo previsto.

La struttura del corso, infatti, prevede sei moduli, corrispondenti ad un arco temporale di altrettante settimane. Il modulo è composto dalla già citata discussione iniziale, da una serie più o meno numerosa di video esplicativi di uno specifico argomento, alcuni dei quali realizzati esclusivamente ed appositamente per il corso, a cui fanno seguito dei brevi quiz utili a saggiare i propri progressi, e in alcuni casi anche degli assignment da realizzare su Power Point. Tutto ciò viene valutato tramite punteggi, cui sono accompagnati anche dei brevi giudizi stilati da uno dei due responsabili del corso. Ho particolarmente apprezzato questa forma di valutazione così personale: in un contesto così avanzato come quello di  un corso online, l’interazione con un professore, anche se esclusivamente digitale rimane una necessità e ricevere dei feedback, spesso gratificanti, sul proprio percorso è indubbiamente stimolante.

Un aspetto che sicuramente migliorerei è quello legato ai quiz, non esiste un limite di tempo e credo che paradossalmente proprio questa sia una grande limitazione. Personalmente, quando mi ritrovo online davanti al mio schermo, devo fare un enorme sforzo a convogliare tutto il mio focus e la mia attenzione su una sola pagina web che appare statica davanti a me e capita assai raramente che non abbia, al contrario, lo schermo invaso da finestre grandi e piccole, chat e programmi musicali in esecuzione. Un quiz a tempo sarebbe, in questo frangente, più accattivante e sicuramente costringerebbe me e tutti gli altri utenti a focalizzarci esclusivamente su quella pagina web per quei brevi minuti necessari a compilarlo. Certo, da un altro punto di vista, potrebbe portare a delle risposte affrettate e poco ragionate, ma con un giusto e ben studiato limite, penso possa davvero essere una buona soluzione e alimentare anche un senso di sfida e gioco nel fruitore.

Credo che in futuro mi cimenterò di nuovo in un corso online, magari su una piattaforma diversa da quella di Canvas, per poter sperimentare e mettere a confronto i diversi metodi e ricavarne meglio i loro punti di forza e debolezza per decretare quello che più si avvicina alle mie esigenze di fruizione e apprendimento.

domenica 17 maggio 2015

Le prove invalsi che invalidano la scuola


12 Maggio 2015
. Cobas, Unicobas, Autoconvocati Roma, Usb, Ata e Usi scendono in strada indicendo uno sciopero di tale portata da non poter risultare superfluo a nessuna testata giornalistica, cartaceo o digitale che sia. Quanto a numero di aderenze e paralisi del sistema abbiamo pochi precendenti negli ultimi anni, dove un'intera classe sociale (quella degli insegnanti e degli apparati pubblici e assistenziali dell'istruzione) andava scivolando inesorabile verso un baratro di cui non si scorgeva neanche il fondo.
Da anni ormai la politica italiana è intenta ad esacerbare dal sistema scolastico ogni tipo di burocrazia e soprattutto di responsabilità nei suoi confronti. Con un spirito sempre più liberista, cerca in tutti i modi di sgavarsi da questo tozzo macigno, di forte intralcio alla scalata economica richiesta dall'EU. Con un paese sempre più ossessionato da percentuali economiche quali spread, btp, bund, il 3% sul pareggio di bilancio e chissà quanti altri indici di reputazione sul mercato azionario europeo e globale, i governi italiani tentano di privatizzare l'istruzione, di renderla asettica ed elitaria. Ostracizzando ogni tentativo di discorso tra insegnati e istituzioni si rischia di coltivare diffidenza verso quest'ultime anche da chi dovrebbe farne le veci, portando in aula il rispetto e la conoscenza dei valori giusti.

Dal 2007 gli studenti della scuola media inferiore sono sottoposti alle prove invalsi.
Un sistema che valuta i propri studenti attraverso delle pratiche del tutto sorpassate e farraginose, che non tengono conto delle grosse differenze socioculturali e geopolitiche degli esaminati, ma che si limita a fissare un certo target entro cui sei dentro o fuori, è un sistema troppo fedele a quei caratteri tradizionalistici che l'hanno fatta padrone fino ad oggi. E' questo un esempio lampante del ristagno della pubblica istruzione che ci aiuta a definirla meglio, nei pregi e nei difetti.
Lo stesso adeguamento di Renzi, detto "La buona scuola", non può essere definito un passo avanti, perché non predispone ad alcuna rivoluzione sostanziale ed è proprio in campo digitale che la fallacia viene a galla. Il premier dichiara "molti studenti hanno telefonini su cui sono contenute più informazioni di quante ne avesse un capo di governo negli anni '90 ", un chiaro messaggio che il governo non stanzierà alcun fondo per l'adeguamento tecnologico dell'insegnamento e qualora vi fosse già un qualsivoglia potenziamento in questi termini, l'istituto non sarà agevolato e sostenuto a perseguire verso la digitalizzazione degli strumenti didattici. Possiamo dunque considerare questa legge il consuetudinario adeguamento del mercato del lavoro, per dare un pò di spazio a quella moltitudine di precari e disillusi che hanno perso le speranze di riscuotere il giusto compenso per i propri sforzi.
Nel momento in cui la stragrande maggioranza dei ragazzi in età adolescenziale (i cosiddetti nativi digitali) vive un rapporto quasi paritetico tra la vita fisica e quella digitale è paradossale non intervenire in tal senso. La scuola ha bisogno di evolvere, di sviluppare nuovi e più soddisfacenti, dal punto di vista puramente d'utilizzo, strumenti didattici. Per farlo ha bisogno di un personale fortemente preparato all'uso di tali dispositivi che sia in grado di accogliere queste innovazioni con grande professionalità e crescere assieme ad essi, con "release" continue e, in alcuni casi, difettose ma necessarie.
La scuola degli invalsi non diverrà mai 2.0 se non è pronta a convertirsi all'e-learning

Fonti: Panorama
Alessandro Grieco